MORIRE D’AMORE

Maggio 1968. Gabrielle è una brillante intellettuale e una stimata professoressa di Lettere e Filosofia. E’ separata dal marito e vive con i figli a Marsiglia, dove insegna al Liceo Nord (l’attuale Lycée Saint-Exupéry).

Gli eventi di quei giorni li conosciamo tutti, perché dopo di essi niente fu più come prima.

Moltitudini di giovanissimi studenti contestarono tutti insieme le “eredità culturali” ingiuste delle vecchie generazioni: capitalismo, imperialismo, consumismo, ma anche gli sterotipi etico-comportamentali.

Basta divieti, basta proibizioni, ognuno viva ciò che spontaneamente prorompe dal di dentro, ognuno sia se stesso.

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«Il est interdit d’interdire!»: Vietato vietare!

Fu lo storico motto del maggio francese. Una sola cosa era vietata: rinunciare a essere se stessi.

Nessuno avrebbe giurato sul successo di quei tumulti che, sia pur rumorosi, erano pur sempre scatenati da una rivolta della gioventù studentesca, senza peso né economico né politico. Eppure accadde l’inimmaginabile: i loro ideali segnarono non solo la società dell’epoca ma tutte le società che vennero dopo.

I loro ideali cambiarono per sempre il corso della Storia e il volto dell’Umanità.

La lezione degli anni ’70 fu una grande lezione. Giovani, fatene tesoro!

«E il Signore disse: “Ecco, essi formano un popolo solo e hanno tutti un medesimo linguaggio: questo è il principio delle loro imprese. Niente ormai impedirà loro di condurre a termine tutto quello che si propongono”» (Genesi, 11,6).

La forza di quei ragazzi, privi di potere economico e di peso politico, fu l’avere lo stesso linguaggio, la coesione di ideali e di parole: una forza talmente travolgente da far paura persino agli dei.

E’ qui che inizia la nostra storia.

La protesta è scatenata e talora gli scontri violenti

oppressore

ma si respira un clima incredibilmente gioioso, euforico: quei ragazzi stanno gettando le basi per un nuovo stile di vita che sarebbe arrivato fino ai giorni nostri.

Lei è Gabrielle Russier, 31 anni. La sua nascita, per uno scherzo del destino, avviene il giorno di San Valentino, Festa degli innamorati: il 14 febbraio 1937. E l’amore dominerà la sua vita fino all’estremo sacrificio di sé.

Gabrielle Russier

Lui è Christian Rossi, 16 anni, allievo di seconda Liceo di Gabrielle, il maggiore dei tre figli di una coppia di docenti di Letteratura francese presso l’Università di Aix-en-Provence, dei quali Gabrielle era stata una studentessa.

Come in un sogno sono avvolti tra le grida dei nuovi slogan anticonformisti

Situationist

e ciò che era proibito dallo stereotipo diventa possibile.

Gabrielle parla ai suoi studenti in modo avvincente e loro ne sono affascinati. Christian è irresistibilmente attratto dal carisma di Gabrielle, ma presto all’attrazione cerebrale si aggiunge quella fisica e i due finiscono col diventare amanti. Non una sordida tresca ma un rapporto basato su un sentimento sincero.

amore e sensi 7

L’uno tra le braccia dell’altra sono felici.

Ben presto però i genitori di Christian vengono a conoscenza della relazione e tentano di allontanare il figlio da lei

madre_aggressiva_

ma i due non riescono a stare a lungo separati e finiscono sempre per ricongiungersi.

non lasciarmi mai più

Querelano perciò Gabrielle per sottrazione di minore.

Viene arrestata in seguito alla loro denuncia. E’ imprigionata nel carcere delle Baumettes a Marsiglia il 14 Aprile 1969.

Christian per volere dei genitori viene ricoverato presso una Clinica Psichiatrica.

la speranza oltre la prigione - Copia

Nell’unica intervista rilasciata, compiuti 21 anni, dichiarerà:
«I due anni di ricordi che lei mi ha lasciato li ha lasciati a me e non li racconto. Io li sento, io li ho vissuti, io solo. Il resto la gente lo sa: è una donna che si chiama Gabrielle Russier. Ci siamo amati, l’hanno messa in prigione, si è uccisa. E’ semplice. Semplice come una storia d’amore, niente affatto una passione. La passione non è lucida, noi eravamo lucidi».

Morire d'amore, film, Francia 1971

Gabrielle esce di prigione il 14 giugno e viene processata l’11 luglio.

Il Verdetto:è condannata per stupro e sottrazione di minore.
La Pena: 12 mesi con il beneficio della condizionale. Rientra nel quadro della legge di amnistia, ma il procuratore della Repubblica interviene per chiedere tredici mesi non amnistiabili.

Gabrielle è disperata, umiliata, distrutta.

violenza

Lei, una figura rappresentativa, una letterata stimata, con le esigenze di immagine di chi ricopre una carica pubblica, ma soprattutto una donna perbene, trattata come una criminale, infangata come una pervertita.

Scrive: «La situazione è molto grave per me, per i bambini[…]. Io non capisco più niente, né di ciò che sento né di ciò che leggo. Sono completamente logora… intellettualmente… fisicamente. […]. Farò del mio meglio per “resistere” fino all’appello».

Era in attesa di comparire in tribunale per il processo d’appello nel mese di ottobre a Aix-en-Provence. Ma non resisterà.
Il primo settembre, il suo vicino sente un forte odore di gas, entra nella sua abitazione e scopre il suo cadavere.

Si è suicidata.

Gabrielle ha smesso di soffrire. Ora può volare più in alto possibile per dimenticare. Per perdonare. Per riposare.

aquila

Porterà con sè il ricordo del suo Grande Amore.

occhio riflesso

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